giovedì 30 agosto 2007

il biglietto

“Questa si che è una giornataccia” stava pensando il tenente Smith avvicinandosi lentamente al luogo del crimine. C’erano almeno una ventina di giornalisti, qualcuno di loro con cameraman al seguito.
Dovette abbandonare l’auto e proseguire verso la casa a piedi. Dopo due passi tutti i giornalisti si fiondarono su di lui.
“Tenente, ci dica qualcosa. Un omicidio efferato! Ci sono indagati?” chiese un giornalista, e subito una decina fra microfoni e registratori lo assalirono.
“Signori, come potete vedere non sono ancora arrivato sul luogo del crimine. E’ un po’ prematuro anche solo formulare delle ipotesi, non trova?” Rispose tentando di mantenere la calma.
Avrebbe preferito trovarsi davanti dieci serial killers piuttosto che tutti quei giornalisti.
“Cosa ci può dire riguardo al biglietto? Conferma l’ipotesi della rapina?” chiese subito un'altra voce.
Di nuovo tutti i microfoni e i registratori si ammucchiarono davanti alla sua bocca.
“Non so ancora niente, signori, e non saprò niente finché non mi farete entrare in quella casa. Se volete scusarmi…” e cominciò a farsi largo nella piccola folla.

Tutto quello che sapeva su quel caso in quel momento era che c’era stato una carneficina in una casa isolata dalla città, probabile scopo rapina. Questo gli era bastato per fargli pensare che sarebbe stata proprio una giornataccia.
Qualche giornalista lo chiamò ancora, formulando altre domande che lui nemmeno senti. Quando fu vicino al nastro giallo chiamò il primo poliziotto che vide.
“Hey tu! Fai sparire tutta questa gente da qui. Se qualcuno fa rogne, arrestalo”.
“Subito signore”

Percorse il vialetto.
Quando fu sulla soglia, una giovane poliziotta che stava parlando con 3 agenti lo notò e gli si fece incontro tendendogli la mano.
“Lei deve essere il tenente Smith. Io sono il tenente Prescott, polizia scientifica.”
Le strinse la mano.
“Si sono io. Molto piacere, Haward Smith”.
“Piacere mio. Venga, mi segua in salotto.Due corpi sono là. Altri due in cucina.” Le disse la giovane signora. “Prescott, ricordati, Prescott. E non guardarle il culo. Prescott, Prescott , Prescott… ” stava pensando dentro di sé mentre la seguiva.
Stavano percorrendo un corridoio, e si rese conto che, mentre era immerso nei suoi pensieri, la donna gli stava parlando “…. di rapina. Tutta la famiglia è stata ammazzata tranne il padre, che deve essere riuscito a reagire e ha ucciso i due rapinatori. Li ha trucidati…”
Arrivarono sulla soglia del salotto. C’erano molti agenti che effettuavano i rilevamenti del caso, e ovviamente il fotografo.
Un bambino in un angolo, sbattuto come un pupazzo. Una donna sdraiata su un tavolo con una gamba a penzoloni, i vestiti le erano stati strappati di dosso. Una macchia di sangue sulla moquette vicino ad un divano. Due o tre pezzi di fune con un cartellino davanti. Reperto B.
“In cucina ci sono i due presunti rapinatori. Il padre di famiglia…. ”
“…immagino che il padre ancora non sia stato trovato…” la interrupe lui.
“Vedo che è stato informato. No, non si ha ancora nessuna notizia di lui. Però prima di sparire ha lasciato questo. Era lucido quando se né andato di qui.”
La bella poliziotta estrasse dalla tasca del soprabito una busta trasparente per le prove, e all’interno c’era un foglio tutto spiegazzato, scritto a mano. Reperto E.
“Ha dei guanti per cortesia? signora…signora….”
“Ecco, lo sapevo, l’ho dimenticato!” inveiva dentro di sé l’agente.
“Prescott. E sono signorina” rispose lei leggermente stizzita.
“Prescott, certo. E mi scuso per il “Signora”. Ho dato per scontato che una bella donna come lei fosse impegnata…” rispose lui tentando di rimediare alla sua gaffe. Le donne lo avevano sempre messo in soggezione, e proprio per questo non riusciva ad avere una relazione stabile. Dopo poco sentiva di essere in balia della sua compagna, e non lo riusciva a tollerare.
“Non c’è problema. Hoogan? Porta un paio di guanti al tenente Smith.” Rispose lei chiamando un altro agente che era intento a rilevare impronte li vicino.
Il giovane poliziotto arrivò di corsa con i guanti in lattice e gleli porse .
“Grazie agente Hoogan.” disse Smith prendendo i guanti.
Estrasse il foglio dalla busta e cominciò a leggere:


Il mio nome è Jack Ritchie Madson, ed ero un medico.
Questa notte alle 2 mi sono alzato dal letto per bere un sorso d’acqua e ho sorpreso due uomini nel salotto. Cercavano oggetti di valore, forse una cassaforte che non c’è. Sono dunque uscito sul retro passando dalla porta della cucina, e nel verandino trovai dove l’avevo lasciata la scure che avevo usato per tutto il giorno per fare legna. Quando sono rientrato in casa però loro mi aspettavano e con una botta soltanto data dietro la nuca mi hanno steso. Quando mi sono risvegliato ero legato mani e piedi, sdraiato per terra su un fianco, in salotto. Mia moglie gridava di dolore e disperazione. I due uomini la stavano stuprando, davanti ai miei occhi e a quelli di mio figlio. Lei si dibatteva, loro la colpivano ripetutamente.
Mio figlio allora si è lanciato verso uno di loro e gli si è aggrappato alla schiena gridando e piangendo. Io non vedevo benissimo, del sangue mi era colato sul viso. Vedevo abbastanza però, e riuscii perfettamente a vedere l’uomo che mio figlio aveva tentato invano di fermare che lo afferrava per il collo e lo scagliava contro il muro, di forza, come fosse stato un pupazzo. Vedevo il sangue uscire dall’orecchio destro di mio figlio, e da questo capii subito che non era svenuto.
Tentai di gridare, ma dalla mia gola usci un solo rantolo liquido. Avevo del sangue in gola, forse nei polmoni dal momento che faticavo a respirare.
Uno dei due vide che ero cosciente. Mi disse qualcosa riguardo a quanto era graziosa la mia mogliettina, e che se volevo che smettessero dovevo dire loro dov’era la cassaforte.
Non c’è nessuna cassaforte del cazzo qui.
Ok, allora ce la scopiamo ancora un po’, ti va?
Piansi, loro la stuprarono per un tempo interminabile. Io non volevo guardare, e tenni gli occhi chiusi. Mi arrivò un calcio nello stomaco, un altro. Uno dei due mi colpiva e mi gridava addosso frasi che ero non ricordo. In tutte però c’era un “t’ammazzo bastardo” o roba del genere. Un calcio mi prese alla bocca, e sentii alcuni denti frantumarsi.
Non sentivo più mia moglie, non gridava più, non piangeva più. Mi sollevarono dal pavimento. Non riuscivo a reggermi in piedi, mi risollevarono di nuovo.
La cassaforte, aprici la cassaforte e tutto sarà finito.
Non c’è nessuna cassaforte qui.
E se avesse ragione?
Taci tu, questo bastardo ha una cassaforte e ci dirà dove, altrimenti gli scopiamo ancora un po’ la mogliettina. Ti andrebbe bastardo se ti scopassimo ancora un po’ la mogliettina? Eh?
Non c’è nessuna cassaforte, ve lo giuro.
Mi colpirono ancora , una, dieci volte. Mi tenevano in piedi, le gambe non mi reggevano.
Non riuscivo più a vedere, avevo del sangue sugli occhi.
Ok, andiamo a dare una ripassatina alla puttanella allora.
E si avviarono verso Mary, che giaceva sul tavolo del salotto, immobile.
Fermi, ve lo dico. Vi apro la cassaforte. Liberatemi e vi apro la cassaforte.
Bravo Signor Jones, vedo che finalmente comincia a capire qual è il bene per la sua bella famigliola.
Uno dei due mi liberò.
Un passo falso e vi ammazziamo, tutti e tre. Non cerchi di fare l’eroe, ci apra la cassaforte e ce ne andremo.
Certo. Di la, in cucina.
La avevo lasciato la scure, o meglio, la doveva essermi caduta. Eccola infatti, per terra, dietro la cucina a isola. Ne spuntava solo un pezzo di manico.
La cassaforte è la per terra, sotto un asse del pavimento.
Bene, aprila.
Mi chinai e , con un gesto molto più rapido di quanto potessi immaginare raccolsi la scure e mi girai su me stesso fendendo l’aria con la lama. Colpì l’uomo che mi stava piu vicino, all’altezza del petto. Senti la lama incontrare una minima resistenza, poi la cassa toracica dell’uomo si aprì orizzontalmente.
Prima che l’altro uomo potesse aprire bocca ero su di lui, questa volta calando il fendente dall’alto in basso. Per poco non lo schivò, ma riuscii comunque a colpire la sua spalla destra, staccandogliela dal corpo.
Ora sei tu che piangi e implori, eh?
Ero freddo, non provavo nessuna emozione.
Lui gridava, e le sue grida mi annebbiavano il cervello.
Per questo, per farlo smettere, calai l’ultimo fendente chiudendo gli occhi e colpendo a casaccio. Sentii del sangue schizzarmi in faccia, poi il silenzio.
Mentre scrivo tutta la mia famiglia è morta. Mio figlio ha picchiato violentemente la testa, morendo sul colpo.
Mia moglie è morta probabilmente per le percosse ricevute.
Le due persone che ci hanno aggredito sono morte. Le ho fatte a pezzi. Uno dei due è irriconoscibile in volto.
Io non ho ancora deciso come morire. Ho un fucile da caccia nel ripostiglio, penso che userò quello.
Purtroppo qui non c’è nessuna cassaforte.


Finì di leggere il biglietto e infine lo rimise nella busta di plastica.

“Jack Ritchie Madson, 33 anni, medico legale. La moglie si chiamava Sandra Stanthon e il piccolo si chiamava Mark. Abbiamo perlustrato tutta la zona qui intorno. Abbiamo mandato una segnalazione a tutti gli ospedali, i posti di polizia e gli hotel della zona. Supponiamo che si sia ucciso per sottrarsi all’accusa di omicidio dei due malviventi. Infondo tutta la sua famiglia è morta.”
Gli disse lei.
“Avete sentito i familiari? Può essere da qualche suo parente…” rispose lui distrattamente.
“Certo, nessuno di loro ha visto o sentito il signor Madson. L’ultima persona che ha avuto un contatto con lui è stato il portinaio dell’ospedale ieri alle otto del mattino quando è tornato a casa dopo il turno di notte. Riteniamo che si sia ucciso. Nel ripostiglio non c’è più il fucile di cui parla nel biglietto, ma la macchina è ancora nel box. ” rispose lei.
Lui la stava ascoltando, ma intanto rileggeva con la mente il biglietto che il signor Madson aveva lasciato.
C’era qualcosa che gli sfuggiva.
“Signorina Prescott , mi rimostrerebbe per cortesia quel biglietto? “.
“Eccolo” disse lei riporgendogli la busta.
“Andiamo in cucina intanto. Avete già identificato gli aggressori?” chiese lui incamminandosi verso la cucina della casa.
“Uno si, era un volto a noi noto. Rodriguez Mandela, qualche precedente per spaccio, una rapina finita con il suo arresto 5 anni fa. Era uscito da 3 mesi. L’altro è irriconoscibile, attendiamo l’esito del confronto delle impronte digitali. ” rispose la donna.
Arrivarono in cucina.
Qui la scena era molto più forte. I due cadaveri erano riversi nella stessa enorme pozza di sangue sul pavimento. Quello “riconoscibile” aveva il torace squartato. L’altro cadavere era supino, un suo braccio a un paio di passi da lui.
Riaprì il biglietto, lo rilesse velocemente una, due, tre volte.
“Se cercavano oggetti di valore, perché volere a tutti i costi la cassaforte? Al punto di uccidere due persone per scoprire dove fosse. Insomma, orologi, contanti, gioielli. Un rapinatore che è già stato in carcere sa che uccidendo qualcuno si rischia la sedia.” disse il tenente.
“Riteniamo che i due non volessero uccidere. Lo dice il signor Madson nel suo racconto. Fino all’ultimo i due lo hanno minacciato di uccidere lui e la sua famiglia, ma moglie e figlio erano già morti. I due si sono fatti prendere la mano, diciamo” rispose la signorina Prescott.
“Cosi voi ritenete affidabile il racconto del signor Madson?” chiese lui rileggendo ancora distrattamente il biglietto.
“Beh, è l’unica pista che abbiamo al momento. Inoltre il racconto combacia con la scena del crimine” rispose lei.
Un fulmine lo colpi leggendo il biglietto. Sorrise. Ecco il particolare che le era sfuggito. Era brava, ma ancora un po’ troppo inesperta.
“E del signor Jones cosa mi dice? L’avete interrogato? ” chiese lui.
“Signor Jones? E chi sarebbe? ” chiese lei stupita.
“La persona che i due malviventi stavano cercando. Nel biglietto a cui lei fa tanto affidamento il pover Madson dice che una volta i malviventi si rivolgono a lui chiamandolo Signor Jones. Io dico che il Signor Madson non ci abbia fatto caso subito, ma che l’abbia notato scrivendo il biglietto stesso. Se io fossi in lui come minimo andrei a chiedere informazioni a questo signor Jones, dal momento che la mia famiglia è stata trucidata al posto della sua e che sono diventato un pluriomicida perché in casa mia non c’era la sua cassaforte”.
Lei lo fissò stupita, con la bocca aperta.
Lui sorrise.
“Agente Hoogan, è cosi che si chiama? Voglio indirizzo e telefono di tutti i Jones dello stato, il prima possibile” disse il tenente rivolgendosi al giovane agente che gli aveva dato i guanti poco prima.
“Io dico che trovato il giusto Jones troveremo anche Madson “ .


to be continued....

5 commenti:

Simona ha detto...

SENSAZIONALE!e una cosa è certa: devi assolutamente sviluppare la storia! vogliamo sapere chi è Jones, e Madson che fine ha fatto? e l'amico di Rodriguez Mandela (grandiosa la scelta del nome) chi è? e i due poliziotti si innamoreranno? (sai, noi donne...)
Bellissima storia, inutile ripeterti che sei uno scrittore nato...

FabiANO ha detto...

Anche io te l'ho già detto.. ma lascia che sia ANO SAN, Il carismatico leader, il fratello di gioventu' o chi diavolo vuoi a ribadirlo.. scrivi con vero stile!! E ti giuro che mentre leggevo il reperto E non riuscivo a prender fiato... davvero incalzante e coinvolgente!

Paul ha detto...

Questo racconto è l'ennesima prova che oltre ad essere bravo a scrivere, non hai veramente un cazzo da fare!!!Và a laurà barbù!!!!

Anonimo ha detto...

wowwwwwwwwwwwwwww!

Anonimo ha detto...

ma va un cazzo da fare...na mezz'ora in pausa pranzo ci ho messo!
e va be na mezzora dopo per correggerlo e na mezzora che poi me l'ha corretto simo e na mezzora...eehhhhhhhhhhhhh

MECHEROS!!

MECHEROS!!
foto ufficiale band

La bella e il pirla

La bella e il pirla